a cura di Salvatore Fabiano


Premessa

La mia passione per la storia di Belvedere e dintorni mi pone spesso di fronte ad interrogativi rivoltimi da amici e conoscenti.

Chi mi chiede notizie su toponimi, di cui si ha difficoltà ad individuarne la provenienza, chi mi interroga sulle epoche in cui sono stati fissati con provvedimenti delle Amministrazioni succedutesi nel tempo.

Non è facile rispondere sempre.

Quando non sono in grado di farlo provo a memorizzare perché la mia curiosità non esce immune da tali dialoghi.

Tappa dopo tappa, domanda dopo domanda molte caselle sono state occupate. Ci vorrebbe un lavoro di ricerca minuzioso per determinare la completezza, ma il tempo, l’età ed “altro ancora”non me lo consentono.

Quanto sono riuscito a ricostruire, seppur frammentariamente, lo espongo.

La freddezza della materia non divertirà, immagino.


In genere Belvedere Marittimo ha omaggiato i suoi cittadini illustri trasmettendo i loro nomi ai posteri: uomini di cultura, condottieri, principi, eroi, semplici soldati periti nelle guerre o distintisi per gesti fuori dal comune.

La prima fase ritengo sia stata quella caratterizzata dal sentimento religioso e dalla cultura cristiana dominante.

Furono pertanto intitolate la vie e le piazze ai Santi, senza peraltro sforzare molto la fantasia. San Daniele, San Giacomo, San Nicola, Annunziata, degli Angeli, Purgatorio, Speranza ed anche Stella (forse del cielo, riferita alla Madonna?).

In ordine cronologico si passò poi a Castel Rugiero, Levante, Roma ed Umberto I (le ultime due in seguito scomparse dalle intitolazioni).

Venne poi il tempo della seppur lenta diffusione della cultura dopo la fine del Feudalesimo, il declino dei Borbone e l’avvento dell’Unità d’Italia.

Gli studiosi iniziarono a prendere le redini delle istituzioni locali e scelsero, di volta in volta, illustri personaggi che avevano nel tempo scritto qualche pagina della nostra storia.

Notai, avvocati, medici, letterati riempirono il nostro piccolo borgo.

Sul solco tracciato da questi uomini colti di incamminarono artigiani, commercianti, agricoltori vogliosi di erudirsi e di elevarsi.

Migliorata l’informazione comparvero nuovi toponimi quali Florello Dini, Francesco De Seta, Luca D’Oleastro, Maggiore Mistorni, Cecco Pisano, Antonio Pepe, Giovanni Amellino.

Ma chi erano queste glorie del nostro passato?

Florello Vincenzo Dini (forse Fiorello)

Fu tra le schiere di Carlo V° d’Asburgo (1500-1558) quando il monarca era nel pieno del suo splendore. Il prode guerriero Florello Dini lo salvò da sicura morte in battaglia. Era caduto in un fosso ed egli lo difese strenuamente fino a far desistere i nemici che lo volevano catturare. Ebbe il formale riconoscimento in data 7 agosto 1545.

Luca D’Oleastro (o Duca)

Al tempo della rivolta dei Baroni, durante il regno di Ferdinando d’Aragona, sottrasse la principessa Mandella Gaetanialla prigionia di Castel dell’Ovo in Napoli.

Era la vedova di Geronimo Sanseverino, signore di Belvedere che poi morirà decapitato.

La portò clandestinamente in Francia ove la custodì e la difese fino al reinsediamento del sovrano. Per ricompensa ebbe la nomina a Duca dal re di Napoli.

Dalla nomina nobiliare deriva l’equivoco su alcuni documenti, circa il nome Luca o Duca.

Antonio Pepe (o Pepi)

fu componente del “Sacro Regio Consiglio” del Regno delle due Sicilie nel secolo XV sotto gli Aragonesi. Il consesso era composto, al tempo della sua nomina, da nove membri tutti esperti giureconsulti. Carlo V di Spagna poi lo ampliò ed il nostro concittadino rimase sempre a far parte dell’organo consultivo del Re.

Cecco Pisano (o Pisani)

Pilota navale di grandi capacità, partecipò alla Crociata organizzata da don Giovanni d’Austria e da Marcantonio Colonna contro i “turchi infedeli”. Fu il protagonista della storica Battaglia di Lepanto il 7 ottobre 1571 che portò alla definitiva sconfitta dei mussulmani. Al rientro ebbe come ricompensa la nomina del figlio a cavaliere dal re Filippo II. Le sue gesta sono riportate in vari scritti del Petrellis, del Marmocchi e del Conforti.

Giuseppe Mistorni

Fu un grande patriota nel fervore dell’Unità d’Italia. Arrestato e processato nel 1848 per cospirazione contro il Governo borbonico. Fu condannato a morte, con pena poi tramutata in ergastolo. Venne liberato da Garibaldi nel settembre 1860 dopo l’ingresso trionfale a Napoli. Il Mistorni si arruolò nell’esercito garibaldino e partecipò a tutte le successive battaglie dell’eroe dei due mondi con il grado di Maggiore. Morì nel 1905 a Belvedere.

Giovanni Amellino

Vera gloria culturale di Belvedere, figura di grande studioso in tanti campi del sapere. Fu giurista, storico, letterato, archeologo e docente di Diritto Penale presso l’Università di Napoli. Era nato a Belvedere nel 1864, da umile famiglia abitante nel Borgo antico. e mori a Napoli il 24 ottobre del 1919 ove fu sepolto per espressa richiesta del Senato Accademico di quell’Università.

Francesco De Seta

Marchese e Deputato del Regno d’Italia. Era nato a Belvedere il 15 giugno 1843 e morì il 12 febbraio 1922. Era stato eletto nel Collegio di Catanzaro.


La veloce urbanizzazione della località Marina e dei pendii attorno alla collina del Borgo Medievale, pose l’esigenza di una prima revisione toponomastica.

Non era più possibile identificare i nuovi centri urbani nascenti con vecchie indicazioni di contrade molto vaste o con una strada che aveva cessato di essere un’arteria di collegamento con i paesi limitrofi.

Nel quinquennio 1964-69 (Sindaco il prof. Vincenzo De Paula) si provvide ad intitolazioni meglio rispondenti alle nuove realtà.

La via Nazionale che attraversava l’abitato costiero da Castromurro al bivio di Portosalvo era divenuta comunale, dopo la realizzazione della variante SS.n° 18; la via detta “della Fornace” non poteva essere più definita strada Provinciale n°105, per la cessione al patrimonio comunale.

Solo per fare degli esempi.

Comparvero quindi i nomi di:

  •  Dante Alighieri, per una delle due piazze di For’a Porta;
  • Giustino Fortunato, per la via principale della nuova Marina;
  • Repubblica, per la vecchia via Provinciale che collegava il Tirreno all’interno verso la Valle dell’Esaro.

Credo sia superflua ogni delucidazione in merito ai toponimi scelti.

 In quello stesso provvedimento amministrativo si intese omaggiare alcuni nostri concittadini che avevano combattuto per la Patria nelle due guerre mondiali, scomparsi o gravemente feriti:

Antonio Fiordaliso – Giuseppe Fiorillo –  Giovanni Grossi – Filippo Renda – Raffaele Arena.

Nel 1995 (Sindaco l’avv. Vincenzo Carrozzino) si prese atto di un altro radicale cambiamento della situazione urbana.

Dalla via G. Fortunato erano originate molte traverse che, in via provvisoria, presero il toponimo numerato (1^, 2^, 3^ traversa etc.).

La località Valle era ormai troppo sviluppata per essere indicata come corpo geografico unitario.

Fu nominata una Commissione apposita formata da cittadini esterni al Consiglio Comunale: Salvatore Fabiano, Olga de Luca, Angelo D’Aprile, Antonio Gagliardi. Teresa Rogato.

Fu in seguito integrata con altri componenti, al cambio di maggioranza consiliare.

I lavori durarono un paio d’anni e le delibere furono adottate nel quadriennio successivo (Sindaco l’ing. Enrico Granata).

Si scelse, come percorso di massima, la storia, la geografia e la cultura calabrese.

Troppo lungo il lavoro e complesse le scelte per indicarle in questa breve disamina e perciò ne vengono citate solo alcune.

Dinastie e popoli che avevano abitato le nostre terre come: Bruzi, Normanni, Angioini, Aragonesi, Longobardi, Svevi.

Oppure studiosi ed artisti come: Mattia Preti, Bernardino Telesio, Leonida Repaci, Antonio Gramsci, Vincenzo Padula, Umberto Boccioni.

Un nome trovò finalmente degna menzione nella toponomastica del suo paese.

Si tratta di una figura culturalmente elevata nel panorama belvederese del secolo XX:

Vincenzo Nocito (1859 – 1954)

Avvocato, notaio, letterato, ricercatore storico. Completò e pubblicò nel 1950 una storia di Belvedere le cui ricerche erano state iniziate da suo padre. Troppo conosciuto da tutti perché io ne riporti riferimenti anagrafici. Il prof. Nocito perorò con successo l’intitolazione della piazza principale del Comune a Giovanni Amellino. Ai due ho dedicato alcuni scritti recenti con dovizia di particolari. La Commissione aveva indicato una Piazza del centro storico, ma il Consiglio adottò diversa decisione.

Altre intitolazioni sono state effettuate successivamente. Non sono in possesso d’informazioni adeguate per scrivere in merito. Altri lo faranno, spero!


Fonti:

Parte delle notizie le ho rilevate da due fonti editoriali:

* DIZIONARIO Geografico – storico del Regno delle due Sicilie di Raffaele Mastriani;

* COSENZA e le sue famiglie di Luigi Palmieri (Pellegrini Editore).


Torna in alto